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Tra i piatti caratteristici delle nostre zone ci sono sicuramente svariate qualità di paste fatte i casa e di zuppe con legumi, tutta una serie di piatti legati alla lavorazione del maiale ed alla lavorazione dei prodotti agricoli locali ed infine una varietà di dolci che venivano proposti durante i festeggiamenti e le ricorrenze . Di seguito vengono descritti alcuni piatti ed il classico dolce Natalizio. |
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I "Vertuti" Zuppa
di legumi e cereali (fave, fagioli, ceci, cicerchie, lenticchie,
grano, granturco, etc..). La preparazione del piatto risulta
abbastanza complicata proprio per la diversa durezza dei prodotti
che richiedono diversi tempi e modalità di preparazione (messa a
bagno e cottura). La
zuppa si serve condita con olio a crudo e aromatizzata
con il timo selvatico (sarpullu) raccolto prima che arrivi il
sole nei prati posti nelle vicinanze del paese. Il piatto si consuma tradizionalmente il I° Maggio di ogni anno nelle famiglie del nostro paese. La Pro-Loco dal 1991 lo ripropone durante la giornata del “Calennemaju Paganichese” nella quale si svolge appunto la sagra dei “Vertuti”. I VERTUTI (1) (di Sergio Spagnoli – maggio 2002) L’inverno
era stato lungo e freddo ed
i “poveri” arconi quasi
ogni giorno visitati offrivano
ormai il suono tristemente
lieve dei
pochi chicchi dispersi dentro i “tiratori”. Ma
finalmente, dopo S. Giorgio I
VERTUTI ! Che
uniti insieme prendono
vigore e generosamente lo
ridanno, insieme alla speranza, riscaldando
il sangue con l’afrore dolce
e penetrante dell’olio di frantorio, e
all’amor chiamando con
il profumo stimolante del
sarpullo (2) Annuncio
di imminente primavera, Di
messi nuove, Di
nuova vita. Note (1)Zuppa
di cereali, fave, legumi secchi, ecc…,ottenuta unendo il poco
ancora disponibile dopo il lungo inverno, nei vari comparti
(tiratori) del contenitore di legno (arcone) svuotati completamente,
rivoltandoli (vertuti, dal latino “vertere”, rivoltare). (2) Timo selvatico da cogliere rigorosamente prima del levar del sole. |
“Sagne Strasciate” E’
un piatto povero, un piatto contadino che si consumava sulla
“spianatora” al ritorno dalle dure fatiche dei campi. Le
“sagne” si ottengono strappando a mano in piccoli lembi
irregolari una sfoglia realizzata con un impasto
di acqua, uova e farina. La Pro-Loco, per favorire momenti di aggregazione nel periodo estivo alla riscoperta delle tradizioni attorno alla consumazione di questo piatto, ha ideato nel 1991 la sagra delle “Sagne Strasciate” che si svolge sempre l’ultima domenica del mese di luglio.
‘E Sagne (di Sergio Spagnoli – agosto 2000)
Sarzetta,
sfrittubiancu, pimmidoru Collu
pesce, i fugni, o collu tunnu, come
le ‘o fa, so sempre sagne bianche,
rosce o gialli come l’oru, da
sembre e fin’a quanno dur’u munnu se
ci stau esse non se piagne. T’accarezzanu
‘a lengua com’un baciu E
quanno au passata ‘a cannarozza ‘mmocca
te remane un senzu ‘e caciu addorgitu
mancu fosse crema dagl’adduri
battuti alla pilozza e
lassà ‘a forchetta è gran probrema! Perché
quanno che s’appusanu alla trippa Pella
vita te sse mette gran calore Che
tuttu te rescalla come amore E
se vecinu a te ci sta Felippa Te
piglia ù razzu subitu ‘e ‘na sciota E
de abbrancalla còme tesse ota. |
“Terzetti di Nociata” Ingredienti-dosi: 1 Kg. di miele, 1,5 Kg. di noci, Alloro. Innanzi tutto si fa cuocere il miele. Per stabilire il giusto grado di cottura si prende un piatto, ci si versa un po’ d’acqua; poi con un cucchiaio si prende il miele e con le dita si appallottola. Si fa quindi cadere sul piatto e se nell’impatto si sente che “suona”, in quel momento il miele è cotto. Allora si versano le noci già ridotte in piccolissimi pezzi o addirittura tritate. Quando l’impasto assume un colorito dorato, si toglie dal fuoco. Si bagna quindi la “spianatora” e ci si rovescia l’impasto che si spande su tutta la superficie con “u stennerellu” (matterello) il quale deve essere continuamente inumidito. Lo strato deve risultare di uguale spessore (circa 5 mm - uniforme), e va tagliato con il coltello in modo da ottenere piccoli rombi che vengono poi posti tra due foglie di alloro. |
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